lunedì 9 gennaio 2012

La lettera con cui Kerouac propose a Marlon Brando di fare un film "On the Road"



Caro Marlon,
vorrei  chiederti di acquistare i diritti di “On the Road” per farne un film. Non preoccuparti della struttura del libro, saprei comprimere e riorganizzare la trama quel tanto che basta per farne un film dalla struttura perfettamente accettabile: rendendolo un viaggio unico invece che una serie di viaggi da una costa all’altra, come avviene nel romanzo – un viaggio di andata e ritorno che parte da New York, passa per Denver, fino ad arrivare a Frisco, in Messico, a New Orleans e poi di nuovo a New York. Già mi vedo le belle inquadrature che potrebbero essere fatte con la camera sul sedile anteriore della vettura che mostra la strada (giorno e notte) che scorre davanti al parabrezza, mentre Sal e Dean chiacchierano fra di loro. Volevo che fossi tu a fare la parte di Dean perché lui(come sai) non è uno di quei pazzi a cui piace viaggiare andare spericolati ma un vero irlandese assennato(in realtà un gesuita). Tu farai Dean e io farò Sal (così mi ha detto la Warner Bros) e io ti mostrerò come si comporta Dean nella vita reale, cosa che tu non potresti immaginare senza una buona imitazione. In realtà potremmo andarlo a trovare a Frisco, o farlo venire a L.A., è ancora un vero disperato, ma ormai è sceso a patti con la parte finale della sua vita e recita il Padre Nostro coi suoi ragazzini la sera…come vedrai quando leggerai la piece BEAT GENERATION. Tutto quello che voglio è riuscire a sistemare me e mia madre per la vita, così sarò libero di andarmene in giro per il mondo a scrivere di Giappone, India, Francia, ecc… Voglio essere libero di scrivere ciò che mi passa per la testa & libero di dare qualcosa da mettere sotto i denti ai miei amici quando sono affamati & non preoccuparmi per mia madre.
Fra l’altro il mio prossimo romanzo “I Sotterranei” uscirà a New York a marzo e parla della storia d’amore fra un ragazzo bianco e una ragazza di colore, una storia alla moda insomma. Alcuni dei personaggi presenti nel libro, li hai conosciuti al Village (Stanley Gould, per esempio). Lo si potrebbe mettere in scena facilmente, molto più che “On The Road”.
Quello che vorrei è rinnovare il teatro e il cinema in America, dar loro un tocco di spontaneità, rimuovere il preconcetto della “situazione” e far sì che la gente si senta bollire il sangue come se si trattasse di vita reale. Questo è ciò che intendo per mettere in scena: non una trama in particolare, non un significato in particolare, ma solo il modo in cui le persone sono. Tutto ciò che scrivo lo faccio immaginandomi di essere un Angelo che torna sulla terra e la vede con occhi tristi così come essa è. Io so che tu approvi queste idee, e guarda caso anche il nuovo spettacolo di Frank Sinatra è improntato sulla spontaneità, che è il solo modo per arrivare da qualsiasi parte, sia nel mondo dello spettacolo che nella vita. I film francesi o quelli degli anni trenta sono ancora di gran lunga superiori ai nostri, perché i francesi hanno lasciato libertà ai loro attori e gli scrittori non sono stati a cavillare sul tipo di intelligenza che ha il pubblico dei film, hanno parlato con la loro anima all’anima di chi li ascoltava e sono stati subito compresi. Quando sarò ricco, poi, mi piacerebbe fare grandi film francesi in America… Il cinema e il teatro americani, al momento, sono un dinosauro fuori moda, che non ha risentito dei miglioramenti della letteratura americana.
Se l’idea ti piace, facciamo in modo di vederci a New York la prossima volta che passi, oppure in Florida dove sto, ma quello che davvero conta è parlarne, perché ho l’impressione che ne possa nascere qualcosa di davvero grande. Mi sto annoiando in questi giorni, e mi sto guardando in giro per trovare qualcosa da fare che mi faccia riempire il vuoto, e in ogni caso scrivere romanzi sta diventando troppo facile, così come scrivere per il teatro – ho scritto la mia opera teatrale in 24 ore.
Avanti, Marlon, non stare con le mani in mano e rispondi.


A presto, tuo Jack Kerouac
Il rotolo in cui Kerouac illustrò l'itinerario del suo viaggio

domenica 18 dicembre 2011

Non c'è spazio per la verità

Henri Matisse, Viso, 1949


Quest' ira non-epica non-eroica
esplode a rate al mattino
come nubi incerte e i loro tuoni
alla sera turgida passione
spinge via riverenza.
Vidi nella nebbia la figura
astratta e nebulosa della vanità
come un pianto dirotto
soffiare inquietudine
sul suo viso liscio, breve, eterno.
Arso dalla musica
spettro insaziabile
ripeto cento parole cruente
un pugno o un ellettroshock
un morso alle calcagna
in un foglio di quaderno
pieno di spazi vuoti e marchette.
Il jazz estenuante relax
lo yoga muscolare rotondità
angoli sparsi per le stanze
attenti al toro elettronico
pigiare sul freno
indaco, atipico
abbarbicato sul costone
della malinconia ignominiosa.
E piena d'argomenti
sesso, gometrie, mani,
invadi il campo mordace
martirio, delirio audace
i sogni più scuri
bussano al suonato jukebox
che è nella mia testa!
Colori e sapori
bruschi, radiosi, afosi
con la nostra poesia demente
tirar la volata
ad una società non pensante- amante
d'invidia, aforismi e finzione
adesso aspetta per l'ardore
prima è tempo di fingersi
maschere d'un gran carnevale.

mercoledì 7 dicembre 2011

"Un giorno, siccome uno di noi era senza il nero, si servì del blu: era nato l’impressionismo". Pierre Auguste Renoir

Pierre Auguste Renoir, Autoritratto, 1876
Armand Guillaumin, Autoritratto, 1878
Ritratto di Alfred Sisley, dipinto da Renoir, 1868
Edouard Manet, Autoritratto con tavolozza, 1879
Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1887
Jean Frederic Bazille, Autoritratto, 1867- 1868
Edgar Degas, Autoritratto, 1863
Claude Monet, Autoritratto, 1917.
Lo eseguì quando di anni ne aveva 77.
Paul Gauguin, Portrait de l'artiste, 1893
Frederic Bazille, Autoritratto con tavolozza, 1865
Gustave Caillebotte, Autoritratto nel parco a Yerres, 1879
Claude Monet, Autoritratto, 1886
Claude Monet, Autoritratto nel suo atelier, 1884
Paul Cezanne, Autoritratto, 1878- 1880
Pierre Auguste Renoir, Autoritratto, 1910
Camille Pissarro, Autoritratto, 1873
Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889
Vincent Van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato, 1889.
Il dipinto fu realizzato dopo la celebre automutilazione seguita alla convivenza con Gauguin 

mercoledì 23 novembre 2011

Mare d'inverno

Claude Monet, Mare di notte, 1866



Parto nel cuore della notte
con la notte nel cuore
direzione mare d'inverno.
Cibo messicano, pochi nickel
aspettando con impazienza il sole,
scalda-membra impertinente.
Centro un discorso,
spezzando frasi con boccate di sigaretta,
infilando una curva,
infierendo sulla quinta.
Quando il mare sarà libero
dalla sua aria sbarazzina
folla rassicurante
allora si, sarà un bel mare.
Mare d'inverno,
mi fa diventare un santo,
impossibile eguagliare tanta rabbia,
sberle di luce sulle increspature,
parole notturne
s'affacciano al cuore.
Miracolo dell'immaginazione
sbrana noiosa routine
vibra di giallo, verde, nero, blu, riposo.
Solitudine deride città,
prigione affollata scompare zoppicando
giaciglio brinda con la vodka
respiro cieli esatti,
non come la mia generazione.
Bevevamo terrore e mangiavamo isterie
lavoro, sberle, america, chiasso,
mare solitario
apprezza il mio cincin notturno.

lunedì 21 novembre 2011

Poesia come arte che insorge

Lawrence Ferlinghetti, Liberty on earth, 1992




Osa essere un guerrigliero poetico non-violento, un antieroe.
Controlla la tua voce più incontrollata con compassione.
Fai il vino nuovo con gli acini della rabbia.
Ricorda che gli uomini e le donne sono esseri
infinitamente estatici, infinitamente sofferenti.
Solleva i ciechi, spalanca le tue finestre chiuse, solleva il tetto,
svita le serrature delle porte, ma non buttare via i cardini.

Lawrence Ferlinghetti.

sabato 19 novembre 2011

Le ver luisant

Victor Brauner, Le ver luisant, 1933


Questa notte ho sognato il delirio.
Si, il delirio. Ma non quello dionisiaco, demoniaco, schizofrenico!
Ho sognato di dover comporre per soldi,
ho sognato un sacerdote balbuziente far alchimie con le certezze dei fedeli,
ho sognato una lucciola illuminare il cammino delle petroliere,
ho sognato un coro d'artigli svilire la complessità del groviglio della natura.
Ho perso le ali in questo sogno,
ho soltanto pochi spiccioli d'angoscia mescolata sapientemente..
all' alcool.
Cosa scegliere quando un'intera umanità di motori e grattacieli
imbalsama l'estro e la grazia del passato?
Mirare al fasto attraverso decine di gradini foderati di moquette rossa
o sperare in quella strana esistenza condotta a testa bassa?
Asfaltato dal ghiaccio di questa stanza
-brilla fulgida in fiamme una vaporiera nel river Thames-
aspiro a sensazioni che sembrano aquile luminose,
ma prima d'afferrare quel cenno di paradiso
mi inzacchero ancora e ancora fino alle ginocchia.
Non c'è ritmo, manca il cuore
ho afferrato lady k e spendo altre ore a cercare spiegazioni,
ma non sarà che...?
Perdo pezzi, tremo ancora, cerco segnali, spengo luci, dipingo stelle!
Ho sognato il delirio,
forse l'ho vissuto.

giovedì 17 novembre 2011

Della gorgone Medusa dice Ovidio nelle Metamorfosi: "La figlia di Giove si voltò e si coprì con l'egida il casto volto, ma, perché quell' oltraggio non restasse impunito, mutò in luride serpi i capelli della gorgone"

Medusa, Arnold Bocklin, 1878 
Secondo Omero vi era una sola Gorgone, un terrificante mostro femminile; per Esiodo le Gorgoni erano tre sorelle, Steno, Euriale e Medusa. La Gorgone per antonomasia era Medusa, unica mortale fra le tre e loro regina. Erano la rappresentazione della perversione nelle sue tre forme: Euriale incarnava la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale.

"La Medusa degli Uffizi", inizialmente attribuita a Leonardo. Dopo analisi più approfondite
  la tela fu associata ad uno sconosciuto pittore fiammingo; 1600 ca.


Medusa Rondanini, copia romana di un'opera greca raffigurante il primo esempio di gorgone del tipo "bello", un volto femminile dall'espressione composta con ali sulle tempie e due serpenti annodati sotto il mento, molto lontana dal ghigno bestiale con cui veniva raffigurata la gorgone in epoca arcaica. La scultura originale fu realizzata probabilmente da Fidia nel V- IV secolo a.c., periodo in cui la leggenda subisce una modifica, con Perseo che approfitta del sonno di Medusa per tagliarle la testa. Per questo motivo la sua raffigurazione perderà la mostruosità iniziale,divenendo la vittima impotente e bellissima, come reciterà Ovidio nelle Metamorfosi.

Medusa, Franz Von Stuck, 1908
Il quadro ritrae l'uccisione della Gorgone: Perseo aveva avuto in dono da Plutone l'elmo; da Mercurio le ali ai piedi e da Minerva uno scudo lucente, che, mediante il riflesso, gli consentì di sostenere lo sguardo pietrificante di Medusa e quindi di ucciderla. Il motivo della Medusa non è nuovo nei dipinti di von Stuck fin dal 1892, né nella decorazione della sua villa: la porta d' ingresso della villa nella Prinzregentenstrasse ha nel mezzo una stilizzata testa di Medusa con la funzione di buca delle lettere, mentre all'interno, su una parete del vestibolo, troviamo una copia della Medusa Rondanini, ripresa da quella conservata presso la Glipthotek di Monaco.

Medusa, Pieter Paul Rubens, 1618

Perseo con la testa di Medusa, Anonimo, 1600 ca.

Medusa, seconda versione del Caravaggio, 
ispirata dalla prima e commissionata dal cardinal Del Monte per 
Federico I De' Medici. Dipinto ad olio montato su uno scudo di legno.
La Medusa fu un soggetto particolarmente caro ai Medici; datata al 1598


Il volto della guerra, Salvador Dalì, 1940- 41
Una delle opere più drammatiche del suo repertorio immortala il volto della guerra imminente. L'immaginazione dell'artista è mossa dal ricordo della guerra civile spagnola,  ora che incombe minaccioso sul futuro dell'Europa un nuovo conflitto. La stilizzazione della Medusa è la rappresentazione della guerra e quindi della morte.

Medusa, Franz von Stuck, 1892

martedì 8 novembre 2011

Giuseppe Arcimboldo (1526- 1593), di lui ci dice lo storico Paolo Morigia: "... Pittore raro, e in molte altre virtù studioso, e eccellente; e dopo l'aver dato saggio di lui, e del suo valore, così nella pittura come in diverse bizzarrie, non solo nella patria, ma anco fuori, acquistossi gran lode..." Nei primi anni d'attività dà vita alla serie intitolata le Quattro Stagioni


Estate
Autunno


 
Primavera
  
Inverno

Tale bizzarro modo di dipingere, fatto d ritratti burleschi ottenuti combinando oggetti dello stesso genere, in una sorta di trompe- l'oeil, entusiasmò regnanti e contemporanei e gli valse grande successo. La sua seconda serie è la rappresentazione dei Quattro elementi

Terra
Aria
Fuoco
    
Acqua

La riscoperta della produzione artistica dell' Arcimboldo avvenne soltanto nel XX secolo con l'avvento della pittura surrealista. Ma il suo intento ludico, si trasforma, nello sguardo dell'uomo contemporaneo, in profonda inquietudine, trasmessa da quel gusto del mostruoso, del grottesco, che ritroviamo nelle Wunderkammer cinquecentesche

                                  
                                                 Autoritratto
Il cuoco
Il bibliotecario


L'ortolano

Rodolfo II in veste di Vertumno,
divinità etrusca che presiede alla maturazione dei frutti.